venerdì 11 aprile 2014

Alzati e cammina

di Luigi Nacci. Ediciclo Editore, Udine.







Un libro destinato a chi è nel limbo. A chi è insoddisfatto in famiglia, o sul lavoro, chi ha perso momentaneamente la speranza di risalire la china, chi, in definitiva, per una ragone o per l'altra, cerca la propria strada e sa che è giunto il momento di partire. "Alzati e cammina" propone degli esercizi e delle suggestioni per trovarsi pronti in quel momento: disfarsi di oggetti che non possono trovare spazio nello zaino, disfarsi delle abitudini superflue, del lavoro in cui non ci sentiamo realizzati, delle persone che ci trasciniamo accanto solo per paura di rimanere soli, camminare sotto la pioggia con serenità, camminare per andare a trovare una persona cara che non vediamo da tempo, aprire la porta di casa all'altro senza timore, perché non esiste viandante senza ospitaliere, e viceversa. E' un'opera che esorta alla leggerezza, l'unica condizione che permette di stare a piedi uniti nel cammino, reggendo il peso delle domande che vertono sui nostri giorni, quelli presenti e quelli che verranno.


Qui il booktrailer

mercoledì 5 marzo 2014

The Blackbones

Ovvero: prove tecniche (mica tanto, di tecnica qua c'è poco) di creazione personaggi.
Insomma, alla fine, ho deciso che questo benedetto fumetto me lo faccio da sola. 
Motivo per il quale, da folle che sono, mi iscrivo a un corso. Di fumetto.
Comunque: il racconto di partenza lo trovate qui.




mercoledì 26 giugno 2013

OBSESSION




Il 7 giugno 2013 è uscito “Obsession” (Limina Mentis, 2013), raccolta di racconti a tema voluta e curata dall’autore e critico letterario Lorenzo Spurio. Il volume contiene quattordici racconti – selezionati e raccolti dall’autore stesso – ispirati al tema delle manie, delle fobie e delle perversioni.

L’antologia si apre con una prefazione del curatore in cui si analizza il tema della deviazione umana nelle sue varie forme.

Spurio scrive, a proposito del volume: <ossessività e esclusività
: atteggiamenti apparentemente assurdi e inimmaginabili che, invece, si configurano come gravi disturbi mentali.

L’ossessione porta con sé e si alimenta di ansia, paura, eccitazione, euforia, paranoia, bipolarità, angoscia, violenza minando la lucidità del soggetto, rovinandone l’integrità e condannandolo a essere un caso umano ancor prima di diventare un caso psichiatrico.>>
All’interno del volume sono presenti i racconti di: Elisabetta Amoroso, Alberto Arecchi, Elisabetta Bisson, Fiorella Carcereri, Martino Ciano, Lorenzo Crescentini, Lisa Deiuri, Monica Dini, Daisy Franchetto, Serena Gobbo, Andrea Blu, Sandro Orlandi, Alessandro Pedretta e Stefano Rizzi.

“Obsession” è acquistabile a partire dal 7 giugno 2013 direttamente dal sito della casa editrice (www.liminamentis.com), sulle altre vetrine di libri on line e, a richiesta, in ogni libreria.
 

martedì 19 marzo 2013

Blackbone Garden: Dracula di Bram Stoker: un mix perfetto fra storia...

Blackbone Garden: Dracula di Bram Stoker: un mix perfetto fra storia...: Dracula di Bram Stoker: un mix perfetto fra storia, tradizione popolare e letteratura | Abisso

 Il mio mini-saggio su "Dracula" è uscito in "Abisso" sul sito di La Tela Nera

giovedì 7 febbraio 2013

"Dracula" di Bram Stoker: un mix perfetto fra storia, tradizione popolare e letteratura

Dopo quasi  30 anni di "oscura passione" per l'argomento, ecco un mio mini-saggio sul "Dracula" di Bram Stoker, riesumato e aggiornato.




Quanto il Dracula di Stoker “assomiglia” alla figura storica di Vlad Tepes e quanto è coerente con la tradizione folclorica dell’epoca nella quale visse il voivoda

Innanzi tutto, vorrei partire da una prima distinzione: quella fra vampiro letterario e vampiro folclorico. 
Laddove in letteratura, dal Lord Ruthven de “Il vampiro” all’Edward di Twilight, abbiamo la figura del gentiluomo, dandy aristocratico o comunque, per riferirsi appunto a personaggi contemporanei, prototipo del “bello e dannato”, e schiere di fanciulle avvenenti dal fascino perverso (ad esempio Geraldine di Coleridge, Carmilla di Le Fanu, fino a tutte le recenti “sorelle di sangue”), i vampiri della tradizione popolare – e qui ci riferiamo in particolare al folclore greco e balcanico di epoca bizantina e post-bizantina, cioè il periodo nel quale visse Vlad Tepes – sono cadaveri ambulanti più simili agli zombie (se vogliamo un riferimento cinematografico), spesso gonfi come palloni e dalla faccia rubizza.
I vampiri delle leggende, insomma, non sprizzano fascino da tutti i pori, ma – molto più banalmente, visto che sono cadaveri, per quanto piuttosto vivaci – liquami orribili e servono, in particolare al clero, come memento ai fedeli per ciò che può succedere al cristiano che muoia scomunicato o comunque non in grazia di Dio.
Altra cosa interessante: i vampiri della tradizione popolare greca e balcanica non sempre bevono sangue. Quelle sono piuttosto alcune varietà di streghe, ma fra i revenants i casi di ematofagia sono rarissimi. I vrykolakes o i tympanaioi, se proprio devono bere qualcosa, spesso preferiscono il latte, motivo per il quale sfiniscono il bestiame mentre con i viventi, invece di attaccarli alla giugulare,  attaccano briga, nel senso che li prendono a pedate o a pugni, oppure, semplicemente, li spaventano.
Pochi sono i riferimenti a morsi “infettivi” - che nella letteratura, invece, sono per altro l’unico sistema per diventare vampiri - perché nella tradizione popolare il vampiro era considerato sì, causa di epidemie, ma non di epidemie vampiriche, quanto piuttosto di morbi come la peste, eccetera.[1]

Un vampiro letterario come il Dracula di Stoker, perciò, quando presenta agganci folcloristici relativi al periodo nel quale visse Vlad Tepes, non lo fa tanto riguardo alle trasformazioni del Conte in lupo o pipistrello che, nelle leggende, non erano prerogative del vampiro, quanto piuttosto della strega, del negromante e di altri esseri demoniaci, quindi di un personaggio afferente al mondo delle tenebre ma non classificabile fra i revenant, quanto piuttosto riguardo alla questione dell’origine del vampiro. Come abbiamo detto, le leggende riportano che un cadavere può rianimarsi per due motivi:
a)      perché in vita la persona era stata cattiva, violenta e sanguinaria ed era morta senza potersi redimere, diventando così facile preda di qualche demone;
b)      perché in vita la persona era stata scomunicata, tanto è vero che in alcune zone della Grecia e dei Balcani, “eretico” era sinonimo di vampiro.

Pare proprio che il nostro Vlad rientrasse almeno nel primo dei due casi citati sopra.
Il fatto è però, che, seguendo la tradizione, una volta morto, il cadavere di Vlad non sarebbe mai potuto passare per quello di un dandy nemmeno al più sprovveduto degli occidentali e forse ci saremmo trovati di fronte a un Conte zombie dalla pancia gonfia.

Cosa significa questo? Significa che Stoker, come tutti gli scrittori, ha “pescato” da più fonti e ha avuto l’idea geniale di unire alla materia storica e folclorica quella già letteraria e molto più “glamour”, presente nel personaggio di Lord Ruthven, ovvero il protagonista della novella “Il vampiro” (1819) di John Polidori e del “sequel” di Charles Nodier, “Lord Ruthven il Vampiro” (1820).

Il Vampiro è un invasore: spunti di riflessione per una lettura “politica” di “Dracula” di Bram Stoker

Se teniamo conto che Lord Ruthven era ispirato a Byron, bello, giovane, libertino e tombeur de femmes, capiamo allora perché Mina Harker (come le fanciulle sedotte e abbandonate da Ruthven) non sia riuscita a resistere al fascino “oscuro” del Conte vampiro, nonostante (a differenza di quanto riportato nel film di Coppola) non se ne sia mai innamorata e di primo acchito non le fosse sembrato particolarmente avvenente.
Già, perché la prima volta che Mina vede Dracula, lo descrive così: “(…) un uomo alto, magro, dal naso a becco, baffi neri e barba a punta (…) Non aveva certo un volto onesto: il suo era un viso duro, crudele, sensuale, e quei grandi denti candidi, che tanto più bianchi apparivano perché così rosse erano le labbra, erano aguzzi come quelli di un animale.”[1]
In effetti, il resoconto sull’aspetto fisico del Vampiro ci fa visualizzare subito il famoso ritratto di Vlad, nel quale il naso adunco, lo sguardo duro e la barbetta a punta sono tratti che balzano subito all’occhio.
Ma allora, Mina si lascia sedurre da un uomo dall’aspetto quasi ferino oppure viene “presa con la forza”? Nella scena descritta da Seward[2] e nelle successive lamentazioni della vittima a Van Helsing, ci sembra di dover propendere per la seconda ipotesi, ma sta di fatto che una parte di lei, quella in contatto diretto, telepatico, con Dracula, collabora attivamente e accetta le “nozze di sangue” proposte dal Conte.
Dobbiamo supporre, dunque, che la visione riportata dai due uomini sia parziale, o quanto meno, non possa essere diversa e che Mina stessa, interpellata in merito, vi si conformi per non rischiare di subire lo stesso trattamento che essi hanno riservato a Lucy?
Immaginiamo che uno Straniero dai tratti somatici molto diversi arrivi in un certo Paese e cerchi di sedurne le donne, le stesse donne che, rappresentando una “proprietà” hanno garantito “continuità e purezza” della razza… immaginiamo che queste donne, dapprima refrattarie e impaurite, alla fine cedano, catturate dalle lusinghe che lo Straniero può offrire, cioè giovinezza imperitura, assenza di coercizioni moralistiche, possibilità di vivere da “protagoniste” e non semplici “assistenti” al fianco di un uomo. La forza di seduzione e – mi si passi il termine – “penetrazione” di questo Straniero nell’assetto sociale sarebbe enorme e agli uomini, per mantenere lo status quo, non resterebbe che tentare di annientarlo.
Se questo può essere uno dei molteplici piani di lettura che “Dracula” offre, allora l’opinione dei personaggi di Stoker è piuttosto chiara e, per certi versi, incredibilmente attuale: la “contaminazione” (culturale e del sangue) - oggi in maniera molto più politically correct diremmo il melting pot - per quanto possibile va evitata, anche se il nuovo si presenta come soggetto economicamente e culturalmente interessante (il Conte è ricco e uomo di cultura).
Ma come è possibile farlo? La potenza dell’invasore straniero è sterminata…
Ecco che, allora, Stoker rimette in equilibrio le forze opponendo a Dracula un altro straniero, Van Helsing, che funge da alter ego e – seppur alla luce di una speciale “metafisica scientifica”, perfettamente in linea con il doppio binario del pensiero dell’epoca: non solo scienza, ma anche spiritismo e misticismo  – darà all’oscuro signore… pane per i suoi denti.[3]

Il Vampiro è un sovversivo: spunti di riflessione per una lettura “psicologica” del “Dracula” di Bram Stoker

Ma c’è di più. Stoker amplifica – se così si può dire – i poteri di Dracula rispetto, per esempio, a quelli di Ruthven.
Dracula, infatti, come accennato sopra, incarna un enorme potere sovversivo: oltre al fatto che di per sé il vampiro è in grado di sovvertire l’ordine del cosmo facendo della morte una non-morte, il Conte è anche un aristocratico che sfida apertamente la società borghese e la sfida proprio su un terreno che essa crede di controllare in modo scientifico: la sfera delle emozioni e della sessualità.
Dracula, agli occhi del medico e dello scienziato positivista, tanto più a quelli dell’uomo d’azione d’Oltreoceano, è nulla più che una leggenda oscura, un incubo riemerso dalle profondità del tempo e come tale va trattato, ovvero opponendogli i lumi di una sana razionalità.
La sorpresa e il senso di impotenza perciò sono enormi quando, per esempio, il “male” che si è impossessato di Lucy  tiene tutti in scacco e la follia irrompe nella quotidianità travolgendo e sovvertendo ogni regola. La gentile fanciulla di prima, amante della vita, si è trasformata in un mostro assetato di sangue, che rapisce bambini e non esiterebbe a sedurre e uccidere ciascuno dei suoi pretendenti, fidanzato compreso.
Possiamo allora vedere in Arthur il giovanotto di buonissima famiglia che, dopo aver perso la testa per una ragazza dai costumi troppo “facili”, alla fine ritorna in sé (uccidendo quell’immagine di donna fatale che l’avrebbe irrimediabilmente traviato e spinto ai margini) e riprende il proprio posto nella società?
La scena dell’annientamento di Lucy ha, a tratti, il sapore di un rito di esorcismo nei confronti di un demone femminile, come potrebbero essere la Lilith giudaica o la stessa dea Khali.
È lui, il promesso sposo, a dover piantare il paletto nel cuore dell’amata-vampiro e lo fa guidato dal sacerdote (Van Helsing) e circondato dagli altri uomini del clan.
A dir la verità, però, Lucy non è la prima vittima di Dracula. La prima vittima è Jonathan Harker, che soccombe al Conte in modo piuttosto ambiguo.  
Dracula, infatti, lo reclama per sé e lo strappa alle grinfie delle sue concubine vampire; è allora che Harker capisce di non poterlo combattere: il Conte è troppo forte e l’unico modo per salvarsi è fuggire.
Da cosa sta fuggendo Harker? Forse dalla presa di coscienza che davanti a sé ha un matrimonio che “crede” di desiderare, quando invece la sua natura lo porterebbe a fare esperienze di tipo ben diverso?
E Mina Harker, dopo aver conosciuto Dracula, non è forse dibattuta fra lo scegliere una vita tranquilla, da donna sposata e un futuro sicuramente più avventuroso e passionale?

Non si può interpretare “a posteriori”, d’accordo, ma teniamo conto che quando esce il romanzo di Stoker, gli studi sull’isteria e l’ipnosi sono già ben che avviati e la rivoluzione di Freud è alle porte. Le lacerazioni dell’anima, l’irrompere delle forze dell’inconscio e la progressiva diffusione del morbo depressivo (il male oscuro, prerogativa della classe borghese) del resto, presentano sintomi che assomigliano in maniera inquietante al deliquio nel quale Dracula lascia le proprie vittime.

Il Vampiro è un seduttore: spunti di riflessione per una lettura “estetica” del Dracula di Bram Stoker

È il cadavere di un uomo dall’aspetto ferino, è spietato, crudele e incute un terrore folle in chiunque lo incontri… ma allora perché piace così tanto? Cos’è che lega al Vampiro in una intensissima relazione di attrazione-repulsione non solo i personaggi del romanzo di Stoker, ma sterminate legioni di lettori (e scrittori)?

Per iniziare, possono risultare illuminanti le considerazioni di Gianni Pilo, nella prefazione a “Storie di Vampiri”[1]

“Attraverso la macabra e grottesca figura onirica del vampiro l'uomo ha dato forma e consistenza ad un suo prometeico sogno di immortalità, che la morte continuamente dissolve. L'immagine di un essere notturno resuscitato dalla tomba che solitario si aggira tra il mondo addormentato dei vivi per suggerne il sangue, affascina e insieme terrorizza. È il fascino e il terrore che proviene dalle tenebre del demoniaco verso il quale l'uomo, in rivolta contro la propria morte, si rivolge per proiettare fuori di sé i mostri immortali che placano il suo desiderio di vivere al di là del consentito.”

Ma non solo, come ricorda anche Iris Gavazzi[2] nel suo saggio su quella che viene definita una vera e propria categoria, ovvero il “vampiresco”, ciò su cui si erge la figura del vampiro è, innanzi tutto, la paura, leva estetica principe del romanzo gotico, poiché contribuisce a suscitare quel sentimento del sublime che, dal Settecento in avanti, diventa una delle questioni fondamentali della filosofia estetica.
Burke[3] e, successivamente, Kant[4] ne parlano come dell’ “orrendo che affascina”, di tutto ciò che produce la più forte sensazione che l’animo umano sia capace di provare ma che, a differenza del bello, il quale può essere semplicemente (e asetticamente) contemplato, scatena in noi la coscienza di essere a contatto con una potenza (quella degli elementi naturali, ad esempio) e di esserne inevitabilmente sovrastati.

In secondo luogo, abbiamo il brutto. Nel Settecento e nell’Ottocento l’arte – e quindi anche la letteratura – inizia ad accogliere in maniera esplicita la bruttezza e la considera importante tanto quanto la bellezza. Filosofi come Rosenkranz[5] (allievo di Hegel) – ma, andando a ritroso, citerei anche De Sade – comprendono perfettamente che l’arte non può più limitarsi a rappresentare il bello, ma anzi, vista la tendenza a raggiungere masse sempre più estese, deve scendere nei “bassifondi”, come direbbe Baudelaire, per esplorare il lato brutto e perfino mostruoso dell’esistere.

In conclusione, dunque, il Vampiro piace perché si trova al confine (e non appartiene completamente) a nessuna delle coppie di opposti che spezzano la nostra identità:  bello e brutto; buono e cattivo; vero e falso; vita e morte in lui convivono con mirabile equilibrio pur non essendo egli un dio ma una strana evoluzione dell’essere umano. E, in un mondo nel quale gli dei, gli eroi e i super-eroi, sono quasi tutti definitivamente morti, non è cosa da poco.


[1] Storie di vampiri, a cura di G.Pilo e S.Fusco, Newton Compton, 1994
[2] Il vampiresco, percorsi nel brutto, Iris Gavazzi, Mimesis, 2012 e, della stessa autrice, l’articolo online in Itinera: http://www.filosofia.unimi.it/itinera/mat/saggi/?ssectitle=Saggi&authorid=gavazzii&docid=vampiresco&format=html
[3] Cfr. Indagine sull'origine delle nostre idee di sublime e di bello, E. Burke, 1757
[4] Cfr. Critica del Giudizio, I. Kant, 1790, trad. it. di A. Gargiulo, Laterza, 1974
[5] Estetica del brutto, K. Rosenkranz, 1853

[1] Cfr. “Prima di Dracula. Archeologia del vampiro”, T. Braccini, il Mulino, 2011.
[1] Diario di Mina Harker, 22 settembre in Dracula, Bram Stoker, trad. it. Di F. Saba Sardi, Mondadori, 1979
[2] Cfr. op. cit. - Diario del dottor Seward, 3 ottobre.
[3] Cfr. Il corpo del vampiro. Storia e mito in Dracula, Antonio De Lisa (in http://storiografia.me/2012/11/15/antonio-de-lisa-storia-e-mito-in-dracula/)


mercoledì 30 gennaio 2013

Back again

Corsi, ricorsi e trascorsi... continuo a scrivere racconti (e romanzi) neri.
Un assaggio, qui:
Il Giardino dei Blackbone

... e il Giardino dei Blackbone su NeroPremio La Tela Nera

mercoledì 14 dicembre 2011

Queen Anne's Resurrection - Viaggio V Gli Abissi e il Kraken- 1° parte



Introduzione
di Alessandro Manzetti

La Queen Anne's Resurrection è finalmente tornata dal suo ultimo viaggio, uno dei più oscuri e sanguinosi, come testimonia il tema Gli Abissi e il Kraken che è stato scelto come doppio filo conduttore delle storie che avremo occasione di leggere. Il carico è anche stavolta molto prezioso, sette autori per sette racconti inediti e tematici, sintetizzati da una tentacolare illustrazione realizzata da Daniele Serra. L'equipaggio del Viaggio V è dunque ricco e assai scaltro: Allyson Bird, Scott Nicholson, Tim Waggoner, Danilo Arona, Alberto Custerlina, Paolo di Orazio, Daniele Serra e Daniele Bonfanti, e poi ci sono come al solito anch'io, per prendermi cura del timone di questa nave nera, che a volte si trasforma in un grande serpente e morde. (continua su Il Posto Nero)

lunedì 17 ottobre 2011

Nocturnia: TRA KUBRICK E LOVECRAFT: INTERVISTA A FEDERICO GRE...

Nocturnia: TRA KUBRICK E LOVECRAFT: INTERVISTA A FEDERICO GRE...: In seguito al mio post su ROAD TO L. sono entrato in contatto con Federico Greco. Romano, classe 1969, Greco ha accettato di buon gr...

Cul de sac - il nuovo libro di Alberto Custerlina


Dal 20 settembre in tutte le librerie.



A Trieste, leggere la pagina della cronaca nera è noioso quanto fare la fila alle poste. Ci penserà Ljudmila Horvat, killer croata e fervente cattolica, a movimentare la sonnolenta città spazzata da una bora gelida. In compagnia di un ex poliziotto croato-bosniaco, la donna dovrà impedire che un oligarca russo riesca a portare a termine il suo piano criminoso: mettere in piedi un traffico illecito di uranio dal Congo verso l’Iran. A complicare la situazione entra in gioco Zeno Weber, ex-mercenario triestino che, suo malgrado, si troverà coinvolto negli eventi.
Con Cul-de-sac Alberto Custerlina sposta il mirino sul confine occidentale dei Balcani, mettendo in scena tre storie intrecciate che, in una escalation di avvenimenti, trascineranno i protagonisti in un abisso senza fondo... (leggi)

Appena finito di leggere: vivamente consigliato!

giovedì 29 settembre 2011

Qualche "segreto" dei 101

La settimana scorsa ho partecipato a una commemorazione. La persona che non c'è più e della quale i suoi amici hanno voluto e vogliono tenere vivo il ricordo si chiama Luciano Comida. Comida in questa dimensione era uno scrittore, un giornalista, un appassionato di musica e molte cose, immagino. Io non lo conoscevo, me l'avevano solo presentato anni fa (amici in comune), ma non ci siamo mai frequentati.
Però, nella pubblicazione che quella sera della scorsa settimana veniva distribuita ai partecipanti e che raccoglie qualche ricordo scritto dai suoi amici (a loro volta scrittori e giornalisti) ho trovato alcune cose sue che fanno parte dei "101 segreti che ho imparato lottando contro il tumore". Qualcuno di questi segreti lo voglio scrivere qui:

Guardare nel proprio abisso, consapevoli che dentro di noi ci sono lati oscuri e insidiosi. Non nasconderlo sotto il tappeto né negarne l’esistenza.
Ringraziare senza esitazione.
E’ meno grave che se fosse peggio. E dunque (oltre un certo limite) piangersi addosso è inutile e controproducente.
Costruirsi quotidiane oasi di serenità/piacere/rilassamento: sono aiuti nei momenti difficili.
Ridere di se stessi.
Signore, dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare. Signore, dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare. E soprattutto, Signore, dammi la saggezza di distinguere tra esse.
Dire “ho sbagliato, è colpa mia…”. Non esitare mai ad ammettere le proprie colpe e responsabilità. Non esitare né davanti agli altri né davanti a noi stessi.
Non scherzare col fuoco dell’attrazione sessuale: il miglior modo per non tradire è non fare nemmeno il primo passo.
L’amore è una pianta che va nutrita accudita bagnata protetta coccolata ogni giorno e ogni giorno.
Una parola alla volta (disse Stephen King a chi gli chiese come fa a scrivere libri così lunghi). Lo stesso è per noi, in ogni cosa che facciamo.
Mezzi e fini non devono essere separati: i mezzi ci dicono moltissimo sui fini.
Il comportamento a specchio: spesso ci trattano come noi li trattiamo. O comunque abbiamo fatto il possibile.
Cucinare senza ricetta è piacevole, una continua scoperta sensoriale.

mercoledì 14 settembre 2011

Ancora sull'11/09

"Senza titolo" dell'amico Ugo Pierri
Preferisco ricordare i morti con la poesia e la pittura piuttosto che attraverso squallide parate di governo.
Ma se le due torri erano bottiglie di coca cola, le persone che ci stavano dentro non erano bollicine.

martedì 13 settembre 2011

Good news

La prima: "Crimini contro l'umanità. Un'associazione di persone molestate dai religiosi ha depositato alla Corte penale internazionale dell'Aja un ricorso in cui accusa il Pontefice e tre alti esponenti del Vaticano di crimini contro l'umanità per la copertura dei reati commessi da prelati contro i minori." (La Repubblica)

La seconda: "Ustica, ministeri condannati. 100 milioni a favore dei familiari. Risarcimento record per i parenti delle 81 vittime della strage del Dc9 del 1980. Condannati Difesa e Trasporti, colpevoli di "omissioni, negligenze e depistaggi". (leggi altro su La Repubblica)

lunedì 5 settembre 2011

Tempi Imperfetti




Baby Gelido - Tempi imperfetti

Registrato da Daniele e Stefano Mastronuzzi

Mixing and masterization: Davide Massussi - Moscow Recording Studio
Art: Paolo Cervi Kervischer
Graphic Project: Gianni Palcich
Poets: Furio Pillan/Matteo Danieli/Christian Sinicco/Lisa Deiuri

Contents:
1/4. 2T or 2L - (Furio Pillan/Matteo Danieli)
   5. Forzo il reale (Giordano Floreancig)
   6. F.Universale (Baby Gelido + Michela Grilli - voce)
   7. Il rumore ci sveglia (Christian Sinicco)
   8. La Pietà di G. Ungaretti (Lisa Deiuri + Silvia Valentini - voce lirica)
   9. Il torsolo (Christian Sinicco)
10. Il torsolo-alt (Moscow remix)

giovedì 11 agosto 2011

Le rune

Quando non so cosa fare, come risolvere un problema, quale direzione prendere, agisco così: prima faccio l'analisi della situazione e preparo una spiegazione razionale (ma non traggo conseguenze, cioè non provo a individuare la "soluzione" con la testa); poi immetto un elemento irrazionale, per esempio qualche cosa di magico e apparentemente inutile ai fini della soluzione. Questo perchè l'elemento irrazionale mi aiuta a sentire con la "pancia".

Ora sono in questa fase. La prossima fase sarà la nascita della soluzione.


JERA annuncia la fine di un ciclo o di una tappa. Come l'uva che matura lentamente, i benefici di questa runa non sono immediati. Ma la vendemmia sarà ricca. Gli sforzi verranno ricompensati. Un nuovo inizio si profila all'orizzonte.

JERA ti farà incontrare la persona giusta al momento giusto. Soprattutto, tieni gli occhi ben aperti: non sarà per forza l'uomo più elegante della serata, o la ragazza più intelligente dell'ufficio, l'incontro determinante! Sappi guardare al di là delle apparenze e individuare coloro che ti vogliono veramente bene. E ricorda: la benevolenza e la generosità verso il prossimo sono magneti potenti per attirare a te le persone giuste.

Il tuo colore: il giallo. Come il sole e alcuni frutti.
Il tuo albero: la vigna. Quella che dà il nettare più delizioso, se sappiamo occuparcene.
Il consiglio: Hai una fortuna sfacciata e attiri a te le persone che hanno energie positive. Approfittane: metti in pratica i tuoi progetti, ripensa ai tuoi desideri irrealizzati, è il momento di tirarli fuori!

martedì 12 luglio 2011

The Doors of perception are out of time

Domenica sera sulla diga di Grado (GO) ho avuto l'enorme piacere di sentir suonare dal vivo, dopo 20 anni di ascolto da vari supporti (vinili, cassette, CD...), Ray Manzarek e Robby Krieger. Insieme a loro, la voce di colui che gli amici hanno ribattezzato "il clone" (di Jim Morrison, s'intende), al secolo Mr. Dave Brock. Brock ha un timbro vocale molto simile a quello del Re Lucertola e svolge egregiamente il suo compito, ma l'intensità e la carica sensuale (che rendono la voce originale e perciò tipica di ogni persona), ovviamente non giungono così in profondità.
Alle spalle della band, immagini evocative di certa psichedelia o, ed erano quelle che ho preferito, spezzoni cinematografici e brevi flash "di quando eravamo giovani e c'era anche Jim".
Un gran bel concerto, coinvolgente e divertente per tutti, non solo per noi quarantenni, perchè i due superstiti sanno il fatto loro, perchè l'esecuzione è stata a tratti prossima al sublime, specialmente in alcuni dialoghi fra tastiere e chitarra, perchè come ha detto un giornalista locale: "Adrenalina pura sin già dalle prime note e in tutti (molti trentenni tra il pubblico) c’è la consapevolezza che questi, ai loro tempi, fossero almeno 30 anni avanti."

martedì 28 giugno 2011

Eden

Eden, la danza di un mondo perfetto

Eden si, il tuo sguardo dice ti aspetto
Oggi che,ogni gesto ritrova il suo senso
Poi Eden, un passo sui bordi del tempo
Eden, il riscatto il sogno protetto
Eden, la luce di un giorno perfetto
E se alla fine riusciremo a credere
Nelle nostre promesse
Avremo pace, le risposte incognite
Da sempre le stesse
Per diventare adulti come nuovi Dei,
Di un vecchio universo.
Per imparare ad affrontare il tempo noi,
In un mondo diverso
E dare un domicilio alle distanze e poi,
In un giorno perfetto
Eden sala danze domenica aperto.
Eden, il tuo passo che non è più incerto.
Eden, un rifugio alla fine di tutto.
Eden, la certezza che piega il sospetto.
Quando alla fine riusciremo a credere,
Nelle nostre promesse-
Avremo pace, le risposte incognite
pur sempre le stesse,
per dare un domicilio alle distanze e a noi
e un giorno perfetto
Avremo spiagge disegnate e morbide
Da un soffio del tempo
Tramonti ed albe ad aspettare in soffici
mattine d’argento.
Tra le foreste giocheremo a perderci senza piu orientamento
Tra le tempeste insieme per proteggerci
cullati dal vento
Quando alla fine riusciremo a credere
Nelle nostre promesse
Quando alla fine riusciremo a credere
Nelle nostre promesse
Quando alla fine riusciremo a credere
Nelle nostre promesse
Quando alla fine riusciremo a credere
Nelle nostre promesse

(Subsonica)

mercoledì 15 giugno 2011

L'anniversario



"..eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweedl grigio e la paglietta / il giorno che gli feci fare la dichiarazione / sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotti all'anice / e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa / Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato / sì disse che ero un fior di montagna / sì siamo tutti fiori / allora un corpo di donna / sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua / e il sole splende per te oggi / sì perciò mi piacque / sì perché vidi che capiva o almeno sentiva cos'è una donna / e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo / e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto / finché non mi chiese di dir di sì / e io dapprincipio non volevo rispondere / guardavo solo in giro il cielo e il mare / pensavo a tante cose che lui non sapeva / di Mulveyl e Mr Stanhope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves / e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo / e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all'elmetto bianco / povero diavolo mezzo arrostito / e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli / e quei pettini alti / e le aste la mattina i Greci e gli ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d'Europa / e Duke street e il mercato del pollame / un gran pigolio davanti a Larby Sharonl / e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati / e gli uomini avvolti nei loro mantelli / addormentati all'ombra sugli scalini / e le grandi ruote dei carri dei tori / e il vecchio castello vecchio di mill'anni / sì e quei bei Mori tutti in bianco / e turbanti come re / che ti chiedevano di metterti a sedere in quei loro buchi di botteghe / e Ronda con le vecchie finestre delle posadas / fulgidi occhi celava l'inferriata / perché il suo amante baciasse le sbarre / e le gargotte mezzo aperte la notte / e le nacchere / e la notte che perdemmo il battello ad Algesiras / il sereno che faceva il suo giro con la sua lampada / e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo / Oh e il mare / il mare qualche volta cremisi come il fuoco / e gli splendidi tramonti / e i fichi nei giardini dell'Alameda / sì e tutte quelle stradine curiose / e le case rosa e azzurre e gialle / e i roseti e i gelsomini e i geranii e i cactus / e Gibilterra da ragazza dov'ero un Fior di montagna / sì quando mi misi la rosa nei capelli / come facevano le ragazze andaluse / o ne porterò una rossa / sì / e come mi baciò sotto il muro moresco / e io pensavo be' lui ne vale un altro / e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora / sì allora mi chiese se io volevo / sì dire di sì / mio fior di montagna / e per prima cosa gli misi le braccia intorno / sì e me lo tirai addosso / in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato / sì e il suo cuore batteva come impazzito / e sì dissi / sì voglio / sì."

Molly Bloom, Ulysses, J.Joyce